Chi non vorrebbe sapere fra 5 anni come sara' la propria vita? che lavoro fara', se lo fara'? dove abitera'? dove andranno a scuola i propri figli? tralascio tutte quelle migliaia di incertezze che riguardano gli affetti, la famiglia, la salute...che tutti trasversalmente, da Nord a Sud, da Est ad Ovest, abbiamo.
Credo di attraversare la sindrome da
expatriate, che dopo un anno di vita fuori
casa (qui inteso come: luogo dove si nasce, si cresce, si hanno le proprie origini, e la propria storia ), si chiede quanto rimarra' ancora qui, in terra straniera.
Non si tratta di disagio e di malessere, tutt'altro. Ho ormai raggiunto un tale equilibrio, che sto bene sia qui che in Italia, trovando, molto razionalmente ed emotivamente, fattori positivi, e situazioni che mi fanno sentire in pace e che non mi fanno avvertire alcun tipo di nostalgia, quando mi trovo in un luogo piuttosto che in un altro.
Mi chiedo cosa voglia dire tutto cio'. Che sto bene dappertutto? che non sto bene in alcun luogo? che non ho piu' una casa? che ogni luogo e' casa mia?qualcuno, che forse, ha piu' esperienza di me, mi aiuti a capire.
Quando torno da una, piu' o meno lunga pausa in Italia, e' inevitabile incontrare qualcuno, qui, che mi chiede quanto ho intenzione di restare, di fermarmi...
for short or long time?io rispondo sempre, in modo diplomatico:
dipends on the job. Perche' in parte e' vero, perche' e' una delle principali ragioni per cui siamo qui ma, con il passare del tempo, le ragioni potrebbero cambiare, e tornare, sara' sempre piu' difficile. Penso soprattutto ai figli alla loro vita, alle loro opportunita' future, che qui vedo e riconosco come infinite, nonostante le difficolta' economiche globali. Ma penso anche alla loro stabilita', al loro quilibrio, alla loro vita quotidiana, ai loro amici, alle loro abitudini e a come, con gli anni, sara' sempre piu' difficile portarli via da questa realta'.
Le scelte che adesso facciamo per loro, dalla scuola, al luogo in cui abitiamo, sono guidate anche e soprattutto da uno sguardo piu' lungimirante (ammetto, non il mio) legato alle scuole future, all'ambiente, alle amicizie, per evitare di trovarsi spiazzati e dire:
ah, se ci avevo pensato prima...Qui, piu' che in Italia la programmazione di questo tipo di eventi e di scelte e' fondamentale, e anche se trasmette un po' di ansia, soprattutto a noi italiani, abituati ad agire piu' alla giornata e a seguire la logica dell'improvvisazione. Ma mi chiedo anche quanto effettivamente ha senso tutto cio' fin da ora...e se poi i miei figli faranno un'altra qualunque scuola in qualunque parte del mondo, a chi importa se hanno frequentato la
primary XY, outstanding for Ofsted?e tutti i nostri sacrifici per farceli entrare, per poi trasferirli quando uno sara' in year 6, l'altro in year 4 e uno year1, a cosa saranno serviti? e loro come prenderanno un eventuale cambiamento?
Nessun sacrificio e' vano, lo so, perche' tutto va sempre fatto al meglio delle nostre possibilita'.
Ma l'incertezza spesso fa vacillare, e mette in discussione tante cose.
Penso anche a molti miei amici, rimasti comodamente a casa, nella loro citta', circondati da genitori e nonni, amici storici, lavoro certo, e lamento continuo. Tutti si lamentano ma nessuno ha il coraggio di muovere un piede, che dico un piede, un'occhio fuori dal confine, per capire che fuori c'e' un mondo diverso, non so se migliore, ma sicuramente, diverso. Qualcuno abitera' anni, o forse per sempre in Vicolo Stretto e Vicolo Corto, in Via Mazzini, e Via Verdi, qualcuno piu' fortunato in Viale dei Giardini o Parco della Vittoria. Sceglieranno scuole per i loro figli, dove forse loro stessi sono andati 30 anni prima.
Continueranno a guardare il mondo dallo schermo della tv, e si faranno un'idea NON loro di quello che succede fuori.
Io sono un po' invidiosa di queste certezze, in questo momento, anche se penso e mi autoconvinco che le prove e i cambiamenti a cui sottoporro' i miei figli , saranno la loro normalita' e la loro testa e il loro cuore si adatteranno molto velocemente a tutto, se sono gia' allenati.
F ha i ricordi dei suoi primi 4 anni ad Arezzo, e ormai parla di due case...ma Arezzo e' sempre la prima casa.
N ha i ricordi dei suoi primi 2 anni ad Arezzo, e pensavo fossero leggeri e nebbiosi, invece stamattina si e' svegliato semi piagnucolante dicendo:
"mamma io voglio andare nonna Birba (mia mamma)...io stare bene Londra no, io stare bene Areccio..."
Chi nascera' a luglio, non conoscera' mai Arezzo come lo conoscono i primi due, e le sue prime immagini, i suoi primi ricordi saranno Londra.
Ma le persone, quelle ci saranno sempre nella loro vita, e il luogo a cui sono piu' affezionati sono il cuore di quelle persone, non la strada in cui abitano.
La vita ci dara' delle risposte, gli eventi determineranno certe scelte, che adesso non possiamo prevedere. Non amiamo essere passivi e lasciare che le cose accadano per noi, ma un po' di abbandono e fiducia nel destino e' necessario, per sentirci piu' leggeri e un po' piu' fanciulli.